Pomarico, 29 settembre 2025
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Questore
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Autorità militari
Carissimi Sacerdoti
Caro don Glauco
Caro don Giuseppe
Carissimi tutti
Sono contento di essere con voi quest’oggi, Festa di San Michele Arcangelo, Patrono di questa comunità, e Festa della Polizia di Stato, in qualche modo dei “custodi della comunità”, mi piace immaginarvi così, che è il ruolo delle istituzioni ed anche della Polizia di Stato.
Vorrei fare con voi una breve riflessione sul significato della festa di quest’oggi, anche alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato.
La vita umana – lo sperimentiamo tutti quanti noi quanto possa essere complessa, faticosa, insidiosa, bella ed entusiasmante – non va mai sottovalutata.
La vita o la gestisci o ti gestisce. O scegli tu nella vita o sarà la vita a scegliere per te. Ma a quel punto prendi quello che c’è.
Noi creature di Dio, figli di Dio, che viviamo in questo mondo per dono e amore precedente del Padre – noi esistiamo perché l’amore del Padre ci ha preceduto – siamo invitati ogni giorno dal Signore a vivere la vita, a fare scelte consapevoli e di responsabilità.
E proprio perché la vita è complessa, è necessario non perdere il senso, il senso della vita: da dove vengo, dove vado, che senso ha la mia esistenza.
Lui, il Signore, è nostro Padre, è nostro alleato, è presente e ci sostiene in ogni singolo passo della nostra esistenza.
C’è un canto del Rinnovamento dello spirito che ad un certo punto dice “Tu dirigi ogni mio passo, tu sei mia roccia e mio baluardo e dal laccio che mi hanno teso, tu mia difesa, mi scioglierai.”
Tu dirigi ogni mio passo. Questo è il senso delle parole del Vangelo di quest’oggi, che Gesù ad un certo punto rivolge a Natanaele che si stupisce che Lui possa conoscerlo ancora prima di incontrarlo fisicamente. Gli dice Gesù: “Ti ho visto prima, quand’eri sotto l’albero dei fichi”.
Ti stupisci che Dio ti conosca ancor prima di incontrarlo fisicamente? Tu vedrai cose più grandi di questo: vedrai gli angeli di Dio che salgono e scendono.
C’è questa scala di comunicazione tra Dio e l’uomo che è percorsa dai messaggeri di Dio che sono gli angeli, ad indicare che il Signore non si dimentica di me, il Signore non si dimentica di noi, il Signore dirige ogni nostro passo e manda i suoi messaggeri perché ci custodiscano, ci guidino nel cammino della nostra esistenza.
Oggi è la festa dei santi arcangeli. Facciamo gli auguri di buon onomastico a tutti coloro che portano il nome di Michele, Gabriele, Raffaele, ed i nomi da essi derivati.
La festa dei tre arcangeli, in modo particolare di Michele, ha un significato profondissimo che dà concretezza a questa affermazione di Gesù: gli angeli di Dio salgono e scendono dal cielo.
Sono messaggeri di Dio, non come una mail di posta elettronica: sono presenza costante di Dio per l’uomo e davanti a Dio.
Questo in qualche modo potrebbe significare il salire e scendere: sono presenti all’uomo e presenti a Dio. Presenti all’uomo per conto di Dio, presenti davanti a Dio per conto nostro. Custodi che ci guidano.
Sono tre i grandi arcangeli di cui Michele è primo, come abbiamo ascoltato anche nella seconda lettura. Intanto il suo nome significa “chi è come Dio?”, cioè chi è potente come Dio?
In tutta la scrittura Michele viene rappresentato come colui che combatte il male, come colui che combatte l’avversario di Dio che è il demonio.
Attenzione, che il male, che è l’avversario di Dio, dell’uomo, esiste, non è un mito e ha una missione semplice: portare il male nel mondo, la divisione, in qualche modo l’allontanamento dell’uomo dalla sua identità di figlio di Dio.
Michele lotta per difendere l’uomo dal male.
In tutte le guerre alle quali stiamo assistendo, in questi rigurgiti di autodistruzione umana, c’è lo zampino del male. Non ci illudiamo su questo.
Il male ghiaccia la relazione tra le persone: due fratelli diventano due nemici, in una comunità ci sono due schieramenti che si combattono.
Il male va combattuto, ma va combattuto con le armi del Vangelo e dell’amore.
Michele, “chi è come Dio?”, è colui che sale e scende sulla scala del cielo per essere presente in mezzo a noi e ci dice costantemente che il Signore non ci abbandona in questa lotta.
Allora, io dico, consoliamoci e non cediamo ai rigurgiti della rassegnazione nella lotta contro ogni forma di male, perché il Signore non ci abbandona, il Signore porta avanti le redini della storia. Non è vero che siamo semplicemente sul baratro della distruzione, perché poi l’unica cosa che dovremmo dire è che “non ci possiamo fare niente”!
Invece va combattuto il male che sta dentro di me e che mi porta a considerare nemico l’altro: in questo Michele è nostro alleato.
Gabriele è fortezza di Dio. Gabriele è anche colui che porta le buone notizie: a Elisabetta e Zaccaria l’arrivo di Giovanni, a Maria la nascita di Gesù.
Gabriele è colui che porta la parola, le notizie buone, che non significa che andrà tutto bene: tante volte non va tutto bene.
Ma la notizia buona di Gabriele è: non dimenticare chi sei.
C’è l’anti-parola che tende a schiacciarci, a scoraggiarci, a farci mollare la battaglia e c’è la parola di Dio che dice chi sono, dove vado e che senso ha tutto.
Gabriele con la sua parola, con la buona notizia, ci aiuta a combattere l’anti-parola, che sono quelle tendenze auto incastranti in cui ci fermiamo.
Raffaele è colui che ci cammina accanto. È la medicina di Dio, sapete?
Nel libro di Tobia è colui che si fa compagno di Tobia, lo scampa dai pericoli, aiuta a guarire suo padre: è questa vicinanza concreta nella vita.
Celebrando oggi i tre arcangeli, in modo particolare Michele, colui che combatte il male, noi rendiamo grazie a Dio perché non ci ha lasciati soli, mandandoci gli angeli e tutti i suoi collaboratori.
Da questo punto di vista, voi della polizia non so se siete più Michele, Gabriele o Raffaele; comunque sia, qualunque sia quotidianamente il vostro ruolo, siete a difesa del bene. E per questo penso che la comunità civile ed ecclesiale debba ringraziarvi.
Oggi, quindi, ringraziamo voi per ciò che fate quotidianamente e chiediamo per voi il dono della fortezza, affinché siate difensori e custodi. Sappiamo che, se uno dimentica questo ruolo – esercitare il potere in maniera inappropriata è sempre dietro l’angolo per tutti noi – finisce per applicare potere anziché servizio. Chiediamo, inoltre, che ogni giorno siate confortati, protetti e sostenuti da San Michele.
Concludo invitando ciascuno a vivere nella quotidianità il rapporto con gli arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele.
Ogni giorno, nella nostra lotta contro qualsiasi forma di male, Michele è colui che ci difende.
È nella quotidianità che possiamo sentire questa prossimità.
È nella quotidianità che si verifica il nostro sentire di non essere abbandonati.
È nella quotidianità che il Signore si avvicina a noi, ci guida, ci protegge, ci guarisce in ogni situazione.
Invochiamo, dunque, il loro aiuto, la loro protezione, la loro vicinanza quotidiana.
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