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“IN PRINCIPIO ERA IL VERBO”

30 NOVEMBRE 2023 – PARROCCHIA “SAN GIACOMO”

Introduzione:

L’Avvento è tempo di vigilante attesa senza della quale sarebbe impossibile ascoltare e riconoscere i passi del padrone che rincasa nella notte.  L’Avvento è altresì un tempo per contemplare la presenza fedele e amorevole di Dio nella nostra vita e nella storia dell’umanità. A partire da questa presenza che mai ci abbandona, possiamo aprirci alla speranza che “qualcosa di nuovo sta nascendo” (Is 43,19) nonostante le tante situazioni di sofferenza che ci circondano.  Il Signore è venuto, viene e verrà e questa certezza è per noi motivo di gioia. Ci disponiamo a vivere questo momento di preghiera con questo canto iniziale.

CANTO: O CIELI, PIOVETE DALL’ALTO

Rit. O cieli, piovete dall’alto; o nubi, mandateci il Santo.

O terra, apriti, o terra, e germina il Salvatore!

Siamo le tenebre, nessuno ci guida: Maranathà, Maranathà!

Siam le catene, nessuno ci scioglie: Maranathà, Maranathà! Rit.

Saluto del celebrante

Celebrante. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Tutti. Amen!

1° MOMENTO: ATTESA

Dalla seconda lettera di San Pietro Apostolo (3, 9a.13-14)

Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza..
Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia.
Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia.

Dall’Udienza Generale di Papa Francesco del 9 dicembre 2020: Il Signore viene a visitarci, non solo in queste grandi feste, Natale, Pasqua. Il Signore ci visita ogni giorno, se noi siamo in attesa. E tante volte non ci accorgiamo che il Signore è vicino e lo lasciamo passare. Il Signore passa, il Signore viene, il Signore bussa, ma se tu hai orecchie piene di altre voci non sentirai la voce del Signore.

Riflessione di don Luigi Maria Epicoco. Noi siamo la nostra attesa. Il vero giudizio sulla nostra vita non lo danno i nostri successi o fallimenti, ma le nostre attese. Perché sono esse a dare linfa alle nostre giornate. Chi non ha attesa non ha voglia neppure di vivere. L’Avvento serve a questo, a ricordarci quanto siamo assetati e quanto Dio ha preso sul serio la nostra sete di senso. E non è altrove la risposta a questa sete. Non è nell’aldilà. Non è domani. Questa risposta è qui ed ora. I cieli sono qui. Serve solo di avere gli occhi aperti. Serve quella semplicità di cuore che sa accorgersi delle cose. Serve l’attesa, perché solo per chi attende arriva qualcosa. E per noi è più vero ancora perché solo per chi attende arriva Qualcuno.

Preghiera:

Signore, Tu giungi nel nostro mondo

e ci inviti ad aprire la porta

dei nostri cuori a tutti gli uomini.

Tu ci hai già detto che sei Tu chi viene

quando qualcuno chiama alla nostra porta.

La tua parola è questa:

“Ecco, sto alla porta e chiamo.

Se qualcuno ode la mia voce e apre la porta,

io entrerò e cenerò con lui e lui con me”.

TUTTI: Signore, fa’ che sappiamo ascoltare la tua voce,

quella voce che ci giunge attraverso i nostri fratelli.

Che apriamo la porta per accogliere Te,

e in Te tutti gli uomini.

Gesto: Mettiamo ai piedi dell’altare una PORTA socchiusa, segno dei nostri cuori che attendono con speranza il Signore che viene.

Canto: DIO SI È FATTO COME NOI

Dio s’è fatto come noi,

per farci come lui. Rit.

Rit. Vieni, Gesù, resta con noi!

Resta con noi!

Egli era un uomo come noi

e ci ha chiamato amici. Rit.

Noi, che crediamo nel suo amore,

vedremo la sua gloria. Rit.

Vieni, Signore, in mezzo a noi:

resta con noi per sempre. Rit.

Invocazioni:

La nostra attesa è sostenuta dalla certezza che Dio mantiene le sue promesse. È questa fede che ci fa tenere la porta del cuore aperta. Diciamo insieme: Ravviva la nostra fede, Signore.

L. Quando non riusciamo a sentire la Tua presenza

T. Ravviva la nostra fede, Signore.

L. Quando cerchiamo cammini più semplici con l’illusione che essi possano placare la nostra sete di senso

T. Ravviva la nostra fede, Signore.

L. Quando il male soffoca la speranza  

T. Ravviva la nostra fede, Signore.

2° MOMENTO: VIGILANZA

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,33-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Dall’Angelus di Papa Francesco del 3 dicembre 2017. La persona vigilante è quella che accoglie l’invito a vegliare, cioè a non lasciarsi sopraffare dal sonno dello scoraggiamento, della mancanza di speranza, della delusione. Essere attenti e vigilanti sono i presupposti per non continuare a ‘vagare lontano dalle vie del Signore’, smarriti nei nostri peccati e nelle nostre infedeltà; essere attenti ed essere vigilanti sono le condizioni per permettere a Dio di irrompere nella nostra esistenza, per restituirle significato e valore con la sua presenza piena di bontà e di tenerezza.

Dal libro “Piccolo manuale della speranza” del cardinale Carlo Maria Martini. Vegliare vuol dire tenere gli occhi aperti nella notte, per capire che Dio viene anche nel negativo dell’uomo, cioè nella croce. Nel massimo del negativo dell’uomo Gesù viene e salva. Dunque, quello che sembra un cataclisma decisivo e irrevocabile diviene l’occasione per contemplare il Figlio dell’Uomo. È nel vincere il male con il bene che il Signore viene.

SALMO 62 (63)

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.


Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene.

Gesto: mettiamo ai piedi dell’altare il LIBRO DEI SALMI, simbolo della preghiera del popolo di Israele e di tutta la Chiesa.

Canto: ASCOLTERÒ LA TUA PAROLA

Ascolterò la Tua Parola

nel profondo del mio cuore

io l’ascolterò.

E nel buio della notte

la Parola come luce

Risplenderà.

Custodirò la Tua Parola,

per la sete dei miei giorni

la custodirò.

Nello scorrere del tempo

la Parola dell’eterno

non passerà.

Invocazioni: Le Sacre Scritture ravvivano la nostra speranza e la preghiera la rende più salda. Gesù ci invita a pregare per non entrare in tentazione. La preghiera, infatti, ci permette di restare svegli nella notte e, aprendoci gli occhi del cuore, ci aiuta a riconoscere i piccoli germogli del Regno.

Diciamo insieme: Ricordaci l’importanza della preghiera, Signore

L. Quando ci troviamo ad un bivio

T. Ricordaci l’importanza della preghiera, Signore

L. Quando la vita sembra averci dato tutto ciò che desideriamo

T. Ricordaci l’importanza della preghiera, Signore

L. Quando pensiamo di potercela cavare da soli

T. Ricordaci l’importanza della preghiera, Signore

3° MOMENTO: CONVERSIONE

Dal Vangelo di Giovanni (1, 9-12a)

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio.

Dall’omelia di Papa Francesco del 6 maggio 2020

Gesù porta la luce. Ma il suo popolo l’ha respinto. È tanto abituato alle tenebre che la luce lo abbaglia. E questo è il dramma del nostro peccato: il peccato ci acceca e non possiamo tollerare la luce. Abbiamo gli occhi ammalati. la conversione è passare dalle tenebre alla luce.

Dal libro “Il Dio che viene” di Carlo Carretto. Ecco, possiamo non accoglierlo, possiamo non volere la luce. Ed è qui il nostro vero dramma. Diamo a volte l’impressione di voler cercare Dio; lo diciamo anche, ma in realtà non vogliamo disturbare la nostra comodità; non vogliamo compiere gli strappi dovuti.

Diciamo di voler la fede, ma senza aprire il portafoglio ai poveri; sosteniamo di cercare Cristo, ma senza impegnarci autenticamente a cambiare la nostra vita, che pur vediamo chiaramente sbagliata.

Vivendo l’«Amore», facendo la «Verità», rispettando la «Vita», tu vivi, fai, rispetti Dio che è già in te.

Perché non è che Dio verrà in te ora che sei diventato «buono». Lui c’era già, Lui è già venuto da sempre e viene sempre. Ma sei tu ora che lo puoi vedere perché hai purificato il tuo occhio, hai addolcito il tuo cuore, sei disceso dalla tua altezza.

SALMO 24 (25)

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,

insegnami i tuoi sentieri.

Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,

perché sei tu il Dio della mia salvezza;

io spero in te tutto il giorno.

Buono e retto è il Signore,

indica ai peccatori la via giusta;

 guida i poveri secondo giustizia,

insegna ai poveri la sua via.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà

per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.

I miei occhi sono sempre rivolti al Signore,

è lui che fa uscire dalla rete il mio piede.

Allarga il mio cuore angosciato,

liberami dagli affanni.

Vedi la mia povertà e la mia fatica

e perdona tutti i miei peccati

Gesto: Mettiamo ai piedi dell’altare una lampada, simbolo della LUCE di Cristo che, irrompendo nelle nostre vite, è in grado di trasformarle ridando loro dignità.

Canto: MARANATHÀ

Rit. Maranathà, maranathà

       vieni, vieni Signore Gesù.

Il mondo attende la luce del tuo volto,

le sue strade son solo oscurità;

rischiara i cuori di chi ti cerca,

di chi è in cammino incontro a te. Rit.

Vieni per l’uomo che cerca la sua strada,

per chi soffre, per chi non ama più,

per chi non spera, per chi è perduto

e trova il buio attorno a sé. Rit.

Invocazioni: La luce di Cristo ci permette di guardare il mondo con occhi diversi per riscoprirlo abitato dalla presenza divina. Diciamo insieme: Signore, converti il nostro sguardo

L. Quando non riusciamo a vederti nel povero, nel forestiero, nel carcerato

T. Signore, converti il nostro sguardo

L. Quando ti cerchiamo nell’alto dei cieli, dimenticando che sei in noi

T. Signore, converti il nostro sguardo

L. Quando ci lasciamo assuefare dalle tenebre e il pessimismo prende il sopravvento

T. Signore, converti il nostro sguardo

4° MOMENTO: SCELTA

Dal Vangelo di Luca (1, 38-39)

Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei.

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.

Dal messaggio di Papa Francesco per la XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù

Maria, dopo l’annunciazione, avrebbe potuto concentrarsi su sé stessa, sulle preoccupazioni e i timori dovuti alla sua nuova condizione. Invece no, lei si fida totalmente di Dio. Pensa piuttosto a Elisabetta.

Maria diventa tempio di Dio, immagine della Chiesa in cammino, la Chiesa che esce e si mette al servizio, la Chiesa portatrice della Buona Novella! Sperimentare la presenza di Cristo risorto nella propria vita, incontrarlo “vivo”, è la gioia spirituale più grande, un’esplosione di luce che non può lasciare “fermo” nessuno.

Dal libro “La danza dei grembi” di Ermes Ronchi

Oggi tocca anche a noi aiutare Dio ad essere vivo nel nostro mondo, a incarnarsi in questa storia, in queste strade, in queste piazze, dandogli tempo e cuore; Dio vivrà in queste nostre città distratte, in queste case serrate, chiuse, solo per il nostro amore.

Maria che si mette in viaggio incinta, gravida di Dio sui monti di Giuda è l’immagine più potente che il Vangelo ci dà sul senso e sulla fine della nostra vita. Essere cristiano è essere in viaggio nella vita come portatore di Dio.

Preghiera

Sono uscito di casa, Signore, e ho lasciato la mia storia di ieri

perché oggi, per me e per tutta la chiesa, inizia un tempo nuovo.

Nel mio cuore oggi si è accesa la fiamma della speranza,

che mi fa guardare lontano, oltre i miei usuali e piccoli orizzonti,

e accelerare i miei passi per allontanarmi sempre più dalle prigioni del male.

Ho un desiderio struggente, Signore, di scoprire lungo la strada un fiore,

di incontrare una persona che sorride, di incrociare una mano pulita,

di andare oltre il deserto dei miei sogni.

TUTTI: Voglio camminare, Signore, in questo Avvento di grazia, per correrti incontro

perché io so e sento che al mondo non c’è altro all’infuori di Te per il quale possa spendere

validamente la mia vita così da meritare di comparire un giorno davanti a Te

con il cuore in festa. Amen.

Gesto: mettiamo sul cammino che è ai piedi dell’altare delle ORME, simbolo del nostro desiderio di percorrere le vie del Signore ed essere come Maria portatori di Dio.

Canto: MARIA, TU CHE HAI ATTESO

Maria, tu che hai atteso nel silenzio
la sua Parola per noi. Rit.

Rit. Aiutaci ad accogliere il Figlio tuo,
che ora vive in noi.

Maria, tu che sei stata così docile,
davanti al tuo Signor. Rit.

Maria, tu che hai portato dolcemente
l’immenso dono d’amor. Rit.

Invocazioni: In principio era il Verbo e questo Verbo continua a riecheggiare nella Creazione e ad incarnarsi in tutti quei cuori che, come Maria duemila anni fa, scelgono di accoglierlo. Diciamo insieme: Maria, insegnaci a dire “Sì” alle proposte del Signore.

L. Quando preferiamo rinchiuderci in un cristianesimo soporifero piuttosto che collaborare attivamente al Regno di Dio

T. Maria, insegnaci a dire “Sì” alle proposte del Signore.

L. Quando il giudizio altrui diventa la bussola che muove i nostri passi e abbiamo paura di lasciarci abitare dalla Parola

T. Maria, insegnaci a dire “Sì” alle proposte del Signore.

L. Quando non siamo disposti a rinunciare alle nostre comodità

T. Maria, insegnaci a dire “Sì” alle proposte del Signore.

Breve riflessione del SACERDOTE

Padre nostro

Benedizione finale

Canto finale: TORNERÀ IL SIGNOR

Alzate gli occhi al Signore,

contemplate la sua bontà

e non temete perché

il suo giorno non tarderà.

Rit. Tornerà il Signor

e ognuno lo vedrà

nella gloria verrà,

la terra e il cielo nuovi farà.

Chi soffre conoscerà,

l’amore del suo Signor

ed il dolore quel dì

in gioia si cambierà. Rit.