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Hai ferito la terra, Signore,

e con essa hai plasmato la carne

che, colma del tuo amore,

custodisce come talamo fecondo

il respiro di nuova vita

che risplende di luce.

 

Si aprono le zolle, Signore,

della terra affamata

che accoglie i semi

da custodire e gustare

perché germoglino

come pane profumato.

 

Abbondanza di semina, Signore,

è la tua Parola per noi.

Tu, da instancabile contadino,

irrighi i solchi del cuore

con il tuo Verbo

che eleva verso i cieli.

 

La tua vita divina, Signore,

è già in quel seme che parla

e contagia aride terre

estirpando spine

togliendo pietre

arando strade.

 

Appassionato è il tuo parlare, Signore,

quale infaticabile innamorato

dei cuori segnati da cicatrici passate

da relazioni tradite

da affetti di un tempo andato

da ombre che offuscano il presente.

 

Continua senza misura la tua semina, Signore,

perché sia accolta

tra le pieghe dell’esistenza

perché torni grembo di vita

la Chiesa che rigenera

solchi dissodati.

 Don Pino