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Di solito, quando c’è una cosa lunga, pesante, un po’ faticosa da vivere e da seguire, come diciamo? È lunga quanto una Quaresima. Ecco, permettetemi di fare questa premessa: attenzione. Il tempo che stiamo iniziando oggi non è una cosa né lunga né pesante, è un tempo di rigenerazione della vita.

È un tempo propizio in cui intuire, desiderare e coltivare la rinascita nella nuova vita in Cristo. Se non ci fissiamo nel cuore questo, non vedremo l’ora che passi la Quaresima, perdendo un’occasione. Quindi, ecco, carissimi, iniziamo sì questo tempo di Quaresima ricco di grazia, che è un tempo di preparazione alla Pasqua. Il segno austero dell’imposizione delle ceneri, che  vivremo tra poco, dice di per sé una specie di azzeramento esistenziale della vita dello spirito, un rilanciare il desiderio di una vita nuova. È un segno, questo delle ceneri, quasi, permettetemi l’espressione, del nostro io che desideriamo che vada in fumo.

Il nostro io è un io di fumo, fatto di tanta apparenza, di tanta inconsistenza. Soprattutto di quella parte che vogliamo mostrare agli altri. È il periodo della Quaresima, quindi con il segno delle ceneri e il desiderio che vada in fumo questo io di apparenza. Ci sono stati in questi giorni qua e là dei fuochi, delle maschere.

È questo che si dice: desidero qualcosa di più solido, di più autentico. Perché desidero che emerga la vera immagine di me, la vera e autentica verità, essere figlio o figlia del Padre. Vedete, generalmente ci illudiamo nel nostro ritmo quotidiano di vita, con le molte faccende di vita che viviamo e perdiamo tante volte il motivo profondo per cui viviamo le cose.

La Quaresima è questo tempo di ricentramento esistenziale, rimettere al centro le motivazioni, la verità profonda di noi stessi e la nostra stessa identità di credenti. E dire: bene, abbiamo giocato, abbiamo scherzato. Torniamo a fare le cose per bene.

La Parola di Dio ci viene in aiuto in questa celebrazione con tre passaggi importanti che si esplicano anche attraverso alcune azioni dello Spirito, le tre azioni quaresimali: preghiera, digiuno ed elemosina. E nel Vangelo di Matteo il Signore parte da un dato, che viene quasi dato per scontato, come di comune appartenenza, di comportamento.

Il Signore sa che le nostre azioni di varia natura di solito le sottoponiamo allo sguardo degli altri. Il Signore sa che viviamo tutto, quasi sempre, con la consapevolezza o meno che gli altri ci vedano, o col desiderio che gli altri ci vedano, specie nel praticare alcune cose.

È come se avessimo questo modo di vivere in cui più siamo visti, più contiamo; più siamo visti, più siamo apprezzati dagli altri. Cerchiamo il riconoscimento degli altri. Cerchiamo gloria, apprezzamento e stima ed è tanto umano questo, tanto umano.

Dipendiamo dallo sguardo degli altri tante volte, dalla stima delle persone. È come se gli altri ci dovessero confermare che valiamo qualcosa, mentre la gloria nella Scrittura è peso, consistenza. I nostri criteri di gloria invece sono inconsistenza, vana gloria.

Oggi c’è il consenso, domani non esiste più. Oggi hai sedotto, hai convinto, hai stupito, domani non conti niente. Questa è vana gloria. E il Signore ci spinge invece su un altro versante, ci invita a tornare al vero sguardo, a lasciarci guardare e dare peso solo dal Signore.

È lui che mi dice chi sono, è lui che mi mostra nel cammino quaresimale il mio valore attraverso la sua morte e passione. Che altro sguardo desideri nella vita? Che altre prove di consistenza vuoi avere, se non questa prova dell’amore estremo di Gesù che in Quaresima, in preparazione, quindi soprattutto per Pasqua, ti dice: la tua vita vale la mia?

Che altra prova di amore e di consistenza desideri? Ecco perché poi l’invito di Gesù è: non fate le cose per essere visti dagli altri, non suonate la tromba, non suonate la tromba quando pregate, non fatevi vedere tristi quando digiunate. Non cercate questo, questa stima e questo riconoscimento degli altri, perché è un riconoscimento effimero.

Sottoponetevi allo sguardo del Padre che vede nel segreto. Torna tante volte l’espressione del Padre che vede nel segreto. Il Padre conosce profondamente la consistenza della tua esistenza. Il Padre conosce ciò che stai vivendo, le intenzioni profonde. Sottoponiti a questo sguardo e vedrai, lungo il cammino della Quaresima, che è uno sguardo d’amore. Il suo non è da “Grande Fratello”, da arbitro, che registra qualunque errore tu abbia fatto, come, ahimè, è lo sguardo degli uomini.

È come se fossimo schiavi degli altri, dell’immagine che l’altro ci dà, non solo nel fare le opere buone, ma anche nella preghiera. Io posso mettermi a pregare quando non c’è nessuno in un modo e pregare in un altro modo quando gli altri mi vedono. Guardate che è un giochetto che facciamo con noi stessi tante volte senza rendercene conto. E Gesù dice: se cerchi lo sguardo degli altri, hai già ricevuto la tua ricompensa, stai nutrendo il tuo io di fumo, non il tuo vero io che è quello di essere figlio.

Il Padre ci ha dato prova della consistenza del suo amore verso di noi, non lo dobbiamo conquistare ogni volta. Ecco perché l’insistenza di Gesù tante volte su questo. Cerca la ricompensa da Dio, non dagli uomini. Sottoponiti al suo sguardo. È questo il tempo della Quaresima, sottoporsi allo sguardo di Dio così come siamo. Lasciarsi illuminare per crescere è il modo migliore per smascherarci e diventare veri, consistenti. 

Il Signore ci invita a vivere questo atteggiamento attraverso le tre forme, che sono condimento quotidiano della Quaresima: l’elemosina, la preghiera e il digiuno.

L’elemosina è sì, fare carità verso qualcuno, condividere ciò che sei e ciò che hai. Vi ricordate cosa diceva Papa Francesco? Diceva: l’amore si misura dalla tasca, essere solidale con gli altri; ma l’elemosina è qualcosa di ancora più alto: è fare giustizia, perché colui che materialmente ha meno vive un’ingiustizia; l’elemosina, nella forma più alta, è fare giustizia all’altro per ristabilirne la sua dignità. Non è la monetina, lo spiccio. Va bene anche quella, ci mancherebbe, ma è soprattutto sintonizzarsi sul bisogno dell’altro, che nelle sue ristrettezze, di qualunque tipo, subisce un’ingiustizia. È ingiustizia il male, la povertà di ogni tipo. La tua elemosina è fare giustizia a quella persona, un modo per, tra virgolette, “pareggiare i conti”, “riequilibrare la situazione”.

Poi c’è la preghiera, che è entrare nella stanza interiore e scoprire la mia verità più profonda. Fateci caso, spesso nella nostra preghiera, se non restiamo vigili finisce per prevalere l’ “io”. Diciamo: “Signore, ti chiedo…”, parlando al singolare invece che al plurale. 

La preghiera autentica è vivere sotto lo sguardo di Dio, mettendoci in questo mistero d’amore suo che ci avvolge, che avvolge me e avvolge gli altri, e rileggere la mia vita, la vita degli altri, con lo sguardo di Dio. È una lotta, perché significa mettere da parte tutto il resto e stare centrato in Dio e lentamente avvertire e scoprire l’immensità della vita divina che pulsa in me, per dono e grazia di Dio.

Anche questa è una lotta contro il nostro io di fumo. Chi sei tu? Sei colui che riceve il respiro quotidiano da Dio. Sei colui che non è niente se il Signore non fosse presente. Chi sei tu? Sei colui che è un beneficiato d’amore. Pregare contemplando il Crocifisso, come siamo invitati a fare maggiormente in Quaresima, è un modo di guardare me e il mondo come lo guarda il Cristo e imparare da lì la donazione dell’amore totale che si consuma fino all’ultimo.

Infine c’è il digiuno: che sia astensione dal pane, dal cibo, diventa automaticamente anche disponibilità ad accogliere con gusto la Parola di Dio. Carissimi, guardate, il digiuno non è fuori moda oggi, a patto che non si riduca ad un semplice misurarsi sulla bilancia la mattina seguente. 

Il digiuno significa astenersi da tutta una serie di cose che ci riempiono, per dire: immetto la Parola di Dio nella mia vita al posto del cibo, digiuno dal cibo per nutrirmi di più con la Parola, digiuno da questa bulimia di notizie, bulimia dei social, bulimia di parole per fare il silenzio, cioè creare il vuoto affinché Dio si renda presente.

E poi il digiuno alimenta l’elemosina ovviamente, perché ciò che tu non divori può nutrire gli altri. Ecco, carissimi, nella prima lettura, anche il Signore, per bocca del profeta, ce lo dice: il digiuno che voglio è un digiuno non di pura astinenza, ma un digiuno che diventa pane per gli altri. Il digiuno che voglio è ristabilire la giustizia, sciogliere i legami iniqui.

Concludo con queste parole di Paolo: vi supplico nel nome di Cristo, in questo tempo, lasciatevi riconciliare con Dio. Ricentriamoci tutti in Dio. In questa Quaresima, abbiamo il coraggio di viverlo in maniera straordinaria.

Questo tempo non può essere un tempo come gli altri. È il tempo del vuoto e dello svuotamento per fare spazio alla Presenza, per fare spazio alla Parola. È il tempo dell’autenticità, del riconciliarci con Dio e riconciliarci con i fratelli. La Pasqua per eccellenza è la festa in cui Cristo ha tolto il male di mezzo, tra noi e lui. E la riconciliazione, anche tra di noi, non può non esserci.

Significa avere il coraggio di fare il primo passo nelle mie relazioni sospese, chiuse, litigiose, addirittura inimicate. Significa dire che il male non può essere il muro di separazione tra me e te. E Paolo dice: vi supplico, lasciatevi riconciliare con Dio. Non sprechiamo questo tempo, perché il mondo, il regno di Dio, per essere costruito, ha bisogno di un cammino autentico deciso da ciascuno di noi.

Quindi adesso, in un momento di silenzio, vi suggerisco di scegliere di iniziare questa Quaresima dentro. Poi, come segno, tra poco, piegheremo la testa per ricevere le ceneri, per dire: Signore, ho bisogno di una vita nuova.