Nell’anno pastorale in corso è stata organizzata la Scuola della Parola 2026-2027, promossa presso il Santuario diocesano di Santa Maria della Palomba a Matera dal Centro di spiritualità biblica Il Mandorlo. Il percorso, intitolato Radice e germogli – Lectio Petri et Pauli, propone nove incontri di ascolto, preghiera e condivisione della Scrittura, seguendo le vicende della Chiesa nascente narrate negli Atti degli Apostoli e lasciandosi accompagnare dalle voci di Pietro e Paolo.
«Mi sto rendendo conto che Dio non fa preferenza di persone» (At 10,34). Le parole pronunciate dall’apostolo Pietro nella casa del centurione Cornelio costituiscono l’icona biblica che accompagna il cammino pastorale 2026-2027 dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina. Sono parole che raccontano una scoperta, esprimono una conversione e aprono una strada nuova alla missione della Chiesa. Pietro, infatti, non annuncia semplicemente qualcosa che già conosce, ma riconosce con stupore ciò che Dio sta compiendo davanti ai suoi occhi. Lo Spirito lo ha preceduto, ha infranto le barriere delle sue convinzioni e lo ha condotto a riconoscere nell’altro, considerato fino a quel momento estraneo, un fratello raggiunto dalla medesima grazia.
È proprio questa esperienza di conversione dello sguardo che il documento diocesano Radice e germogli propone come orizzonte del nuovo anno pastorale. Dopo il percorso dedicato alla fraternità responsabile, nel quale le nostre comunità sono state invitate ad ascoltarsi, a riconoscere le proprie ferite e a sperimentare la conversazione nello Spirito, siamo ora chiamati a compiere un passo ulteriore: dall’ascolto reciproco al discernimento comunitario, per riconoscere insieme ciò che lo Spirito dice oggi alla nostra Chiesa.
In questo contesto prende forma la Scuola della Parola 2026-2027, promossa presso il Santuario diocesano di Santa Maria della Palomba a Matera, dal Centro di spiritualità biblica Il Mandorlo. Il percorso, intitolato Radice e germogli – Lectio Petri et Pauli, propone nove incontri di ascolto, preghiera e condivisione della Scrittura, seguendo le vicende della Chiesa nascente narrate negli Atti degli Apostoli e lasciandosi accompagnare dalle voci di Pietro e Paolo.
Una Chiesa che impara dalla Parola
La scelta degli Atti degli Apostoli nasce dalla convinzione che la storia della prima comunità cristiana possa diventare uno specchio nel quale rileggere le esperienze, le difficoltà e le speranze delle nostre comunità. Gli Atti, infatti, non presentano una Chiesa idealizzata, priva di tensioni e contraddizioni. Raccontano piuttosto una comunità in cammino, continuamente provocata dagli avvenimenti, attraversata da crisi e conflitti, chiamata a rivedere le proprie scelte e a riconoscere strade nuove sulle quali lo Spirito la precede. La fedeltà al Vangelo non si esprime nella difesa di ciò che è sempre stato fatto, ma nella disponibilità a lasciarsi rinnovare dalla Parola del Signore.
Questa prospettiva si inserisce pienamente nelle priorità indicate dalle linee pastorali diocesane: riscoprire il dono della fede attraverso l’incontro personale con Cristo, promuovere relazioni autenticamente fraterne, sviluppare una corresponsabilità ecclesiale capace di valorizzare la varietà dei carismi e maturare uno stile missionario aperto alle domande e alle attese del territorio.
La Scuola della Parola desidera contribuire a questo processo non aggiungendo semplicemente un’ulteriore attività al calendario pastorale, ma offrendo un’esperienza formativa e spirituale nella quale la Scrittura diventi criterio di discernimento, sorgente di comunione e impulso alla missione.
Con Pietro e Paolo: tre voci, un unico Vangelo
Una particolarità del percorso è il dialogo tra tre testimonianze neotestamentarie: la narrazione degli Atti degli Apostoli, la Prima lettera di Pietro e alcune lettere di Paolo.
Si tratta di un intreccio nel quale Luca racconta il cammino storico e missionario delle prime comunità, Pietro ne illumina soprattutto la dimensione spirituale, fraterna e testimoniale e Paolo ne approfondisce le implicazioni teologiche, ecclesiali e missionarie.
La lettura congiunta di questi testi permette di riconoscere come la Chiesa nasca dall’iniziativa gratuita di Dio e cresca attraverso la docilità allo Spirito. Prima dell’organizzazione viene il dono, prima dei programmi viene la chiamata, prima delle strategie pastorali viene la disponibilità ad ascoltare ciò che il Signore sta operando.
Il percorso si sviluppa attraverso nove tappe, ciascuna delle quali presenta un volto particolare della comunità cristiana: una Chiesa che attende e invoca lo Spirito, che testimonia pubblicamente il Vangelo, che riorganizza i ministeri per servire meglio, che esce da Gerusalemme per raggiungere nuovi territori, che si lascia convertire dall’inatteso di Dio, che invia missionari, che discerne insieme, che genera nuove comunità e che continua a testimoniare anche nelle prove.
Non si tratta di nove temi indipendenti, ma delle tappe di un unico itinerario spirituale ed ecclesiale. La comunità generata dallo Spirito diventa testimone della speranza; la testimonianza domanda la partecipazione di tutti; la corresponsabilità apre alla missione; l’incontro con l’altro provoca una conversione; il discernimento genera nuove forme di comunione e di servizio.
La conversione di Pietro: riconoscere i germogli di Dio
Al centro dell’itinerario si colloca l’incontro tra Pietro e Cornelio, narrato nei capitoli 10 e 11 degli Atti. È una pagina decisiva per comprendere non soltanto il progressivo ingresso dei pagani nella comunità cristiana, ma anche la natura stessa del discernimento ecclesiale.
Pietro deve imparare che Dio non coincide con le sue categorie religiose e culturali. Deve attraversare la fatica di mettere in discussione convinzioni profondamente radicate per accogliere una novità che non aveva previsto. Cornelio, da parte sua, si lascia guidare verso un incontro che trasforma la sua vita. Entrambi sono condotti dallo Spirito lungo un cammino di ascolto e di reciproca accoglienza.
La conversione non riguarda soltanto Cornelio, chiamato ad accogliere l’annuncio di Cristo, ma anche Pietro, che deve riconoscere come la grazia di Dio operi oltre i confini entro i quali era abituato a pensarla.
È qui che il titolo Radice e germogli acquista particolare profondità. La radice è Cristo, morto e risorto, fondamento immutabile della fede e della comunione ecclesiale; i germogli sono le forme sempre nuove attraverso le quali lo Spirito rende feconda la vita della Chiesa. Rimanere fedeli alla radice non significa impedire la novità, ma creare le condizioni perché essa possa manifestarsi e portare frutto. Una comunità veramente radicata in Cristo, infatti, non teme di lasciarsi interrogare dalla storia, di incontrare persone diverse, di ascoltare domande inattese e di riconoscere la presenza di Dio anche dove non avrebbe pensato di trovarla.
Dall’ascolto della Parola al discernimento comunitario
La Scuola della Parola intende essere anche un laboratorio di stile sinodale. L’ascolto della Scrittura, la meditazione personale, la preghiera e la condivisione comunitaria costituiscono le dimensioni di un’esperienza nella quale ciascuno è invitato a passare dalla semplice comprensione del testo alla disponibilità a lasciarsi trasformare da esso.
La conversazione nello Spirito, valorizzata nel precedente cammino pastorale, trova nell’ascolto della Parola il suo fondamento. Non basta, infatti, mettere insieme opinioni o confrontare punti di vista: occorre imparare a riconoscere, attraverso l’ascolto reciproco e il discernimento, ciò che lo Spirito suggerisce alla comunità.
Particolarmente significativo, in questa prospettiva, sarà l’incontro dedicato al cosiddetto Concilio di Gerusalemme (At 15). Di fronte a una questione che rischia di compromettere l’unità della Chiesa, gli apostoli non rinunciano al confronto, ma ascoltano le esperienze, rileggono le Scritture e giungono a una decisione condivisa, espressa con parole di straordinaria attualità: «È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi». Si delinea così uno stile ecclesiale nel quale l’autorità si esercita come servizio, la diversità non viene cancellata, il confronto non degenera in contrapposizione e la comunione non si identifica con l’uniformità. La Parola diventa allora scuola di libertà interiore, di responsabilità e di fraternità. Essa educa a non assolutizzare il proprio punto di vista e a riconoscere che nessuno possiede da solo la totalità dei doni dello Spirito.
Una Parola che continua a generare vita
Un altro elemento fondamentale dell’itinerario riguarda la dimensione missionaria e generativa della Chiesa. Negli Atti degli Apostoli le difficoltà non arrestano il cammino del Vangelo, ma spesso diventano occasioni impreviste di crescita. La crisi della distribuzione alle vedove conduce a riconoscere nuovi servizi e responsabilità; la persecuzione spinge i discepoli oltre Gerusalemme; l’incontro con persone appartenenti ad altri popoli apre orizzonti inattesi; il discernimento comunitario rende possibile una missione più ampia. Anche l’esperienza di Paolo a Corinto, riletta alla luce della sua Prima lettera ai Corinzi, ricorda che la fecondità della missione non può essere attribuita al protagonismo dei singoli: qualcuno pianta, un altro irriga, ma è Dio che fa crescere (cf. 1Cor 3,6).
È un richiamo prezioso per le nostre comunità, talvolta affaticate dalla diminuzione delle risorse, dal peso delle strutture e dalla tentazione di misurare la vitalità ecclesiale esclusivamente attraverso le attività organizzate. La fecondità evangelica non coincide necessariamente con la quantità delle iniziative, ma si riconosce nella capacità di generare fede, relazioni fraterne, servizio e speranza.
Per questo la Scuola della Parola desidera essere aperta a quanti avvertono il bisogno di approfondire la propria esperienza di fede: operatori pastorali, catechisti, educatori, membri dei consigli pastorali, religiosi, presbiteri e laici. Più ancora, vuole essere un’occasione per tutti coloro che desiderano ritrovare nella Scrittura una luce per comprendere il presente e una sorgente di fiducia per affrontare il futuro.
Scuola della Parola 2026-2027 – «Radice e germogli»
L’itinerario si concluderà contemplando Paolo prigioniero a Roma, mentre continua ad annunciare il Regno di Dio «con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,31). È l’ultima immagine consegnata dal libro degli Atti: un apostolo incatenato, ma una Parola che rimane libera. La conclusione aperta del racconto lucano sembra affidare alla Chiesa di ogni tempo il compito di proseguire quella storia. Il Vangelo continua il suo cammino attraverso la testimonianza di comunità che, pur conoscendo fragilità e limiti, si lasciano condurre dallo Spirito.
È questa la speranza che anima la Scuola della Parola 2026-2027: imparare a riconoscere i germogli che Dio continua a far nascere nella nostra Chiesa, senza perdere il contatto vitale con la radice che è Cristo. Perché una Chiesa che ascolta la Parola non si limita a custodire una memoria, ma si lascia generare continuamente dal Vangelo. E una Chiesa che si lascia convertire dallo Spirito diventa capace di riconoscere fratelli là dove prima vedeva estranei, opportunità là dove scorgeva soltanto difficoltà, germogli di vita anche nei terreni che sembravano ormai sterili.
Forse il frutto più importante di questo cammino sarà proprio quello di imparare a pronunciare, con la stessa umiltà e meraviglia di Pietro, le parole: «Mi sto rendendo conto…». Non come espressione di incertezza, ma come confessione di una fede viva, che continua a imparare da Dio e si lascia sorprendere dalla novità del suo Spirito.
Informazioni e calendario
Scuola della Parola 2026-2027 – «Radice e germogli»
Lectio Petri et Pauli – Con Pietro e Paolo sulle strade degli Atti degli Apostoli.
Gli incontri si svolgeranno presso il Santuario diocesano di Santa Maria della Palomba, a Matera, alle ore 16.30.
2026: 25 ottobre, 8 novembre, 29 novembre, 13 dicembre.
2027: 24 gennaio, 14 febbraio, 14 marzo, 11 aprile, 23 maggio.
Nove appuntamenti per ascoltare, pregare e condividere la Parola, riscoprendo come lo Spirito Santo continui a generare e rinnovare la vita della Chiesa.
Anche quest’anno ci si augura di garantire la diretta streaming sul canale Youtube dell’Ufficio Catechistico Diocesano: UCD Matera-Irsina
«RADICE E GERMOGLI»
LECTIO PETRI ET PAULI
Con Pietro e Paolo sulle strade degli Atti degli Apostoli
Il dialogo tra Pietro e Paolo dentro la trama degli Atti degli apostoli
Pietro e Paolo sono due voci che accompagnano la storia ecclesiale narrata dagli Atti degli Apostoli.

Nel primo incontro, il protagonista è lo Spirito. Gli Atti raccontano la Pentecoste; Pietro contempla lo Spirito all’opera nella nuova nascita e nell’annuncio evangelico; Paolo conduce ancora più dentro l’esperienza dello Spirito come Spirito dei figli, che sostiene persino la preghiera quando non sappiamo come pregare.

Nel secondo, le tre voci affrontano il problema della testimonianza in un ambiente non necessariamente favorevole. Gli Atti presentano la parrēsía; Pietro insegna a dare ragione della speranza «con dolcezza e rispetto»; Paolo testimonia che perfino le proprie catene possono diventare occasione perché Cristo sia annunciato. Ne deriva un equilibrio importante: franchezza senza aggressività, mitezza senza timidezza.
Nel terzo, la questione diventa la corresponsabilità. At 6 racconta come un bisogno non soddisfatto costringa la comunità a riconoscere persone nuove; Pietro afferma che «ciascuno» deve mettere a servizio il carisma ricevuto; Paolo approfondisce la medesima intuizione attraverso l’immagine del corpo. Non vi è membro inutile e nessun ministero può assorbire l’intera vita ecclesiale.

Il quarto incontro segna l’uscita. Filippo si avvicina al carro dell’eunuco; Pietro ricorda alla comunità che essa è stata scelta proprio per «proclamare le opere mirabili» di Dio vivendo in mezzo agli altri; Paolo mostra quale conversione personale comporti questa missione: farsi servo, farsi prossimo, assumere il linguaggio e la situazione dell’interlocutore senza perdere il Vangelo.
Il quinto incontro rimarrebbe volutamente la cerniera centrale; At 10-11 come centro dell’intero anno. Qui le tre voci raggiungono una particolare armonia. Negli Atti Pietro confessa: «Mi sto rendendo conto che Dio non fa preferenza di persone». Nella sua Prima lettera la conseguenza ecclesiale viene espressa attraverso l’immagine di un popolo nuovo: coloro che «un tempo erano non-popolo» ora sono «popolo di Dio». Paolo, in Ef 2, porta questo mistero dentro la cristologia: è Cristo stesso la nostra pace, colui che abbatte il muro della separazione e fa dei diversi una sola umanità. Si avrebbe così un movimento: At 10-11: Dio sorprende la Chiesa attraverso le persone che raggiunge; 1Pt 2: coloro che erano lontani diventano il popolo di Dio; Ef 2: tutto questo è possibile perché Cristo ha abbattuto il muro che separava. È la traduzione biblica più piena del tema Radice e germogli: la radice non cambia — è Cristo morto e risorto — ma proprio la fedeltà alla radice permette allo Spirito di generare germogli inattesi.
Dalla conversione dello sguardo alla missione

Nel sesto incontro la Chiesa che si è lasciata convertire diventa capace di inviare. At 13 racconta l’invio; Pietro ricorda che l’annuncio avviene per mezzo dello Spirito Santo; Paolo formula la necessità dell’inviato. Lo Spirito è dunque insieme colui che precede l’evangelizzatore e colui che lo manda.
Il settimo incontro sarebbe particolarmente interessante nel dialogo tra Pietro e Paolo. In At 15 li vediamo dentro il medesimo processo ecclesiale: Pietro ricorda ciò che Dio ha fatto con Cornelio; Paolo e Barnaba narrano i segni compiuti tra i pagani; Giacomo interpreta la Scrittura. In Gal 2 Paolo racconta dall’interno la fatica di salvaguardare la libertà evangelica e insieme la comunione. La Prima lettera di Pietro, attraverso l’invito all’umiltà e a un esercizio non dominatore dell’autorità, offre lo stile spirituale senza il quale il discernimento rischia di diventare una lotta tra posizioni.

Nell’ottavo incontro le tre voci mostrano come nasce una comunità. Gli Atti raccontano case, lavoro, collaboratori e perseveranza; Pietro ricorda ospitalità e servizio reciproco; Paolo impedisce ogni protagonismo: «né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio che fa crescere». Sarebbe un testo particolarmente adatto al sottotitolo.
Infine il nono incontro raccoglie il tema della prova. Pietro e Paolo, con accenti differenti, convergono sorprendentemente. Pietro invita a non interpretare la sofferenza come prova dell’assenza di Dio, ma a rimanere fedeli dentro di essa. Paolo, prigioniero, afferma che la sua libertà può essere limitata, ma non quella della Parola. Gli Atti chiudono precisamente con questa immagine: un apostolo vincolato e un Vangelo «senza impedimento».
Il filo teologico complessivo
Il percorso diventerebbe così: lo Spirito ci genera → la speranza ci rende testimoni → i carismi diventano servizio → il servizio ci porta fuori → l’incontro con l’altro converte la Chiesa → la Chiesa convertita diventa missionaria → la missione esige discernimento → il discernimento genera nuove comunità → la prova non arresta la Parola.
Luca racconta una esperienza ecclesiale, Pietro ne illumina soprattutto la qualità spirituale e comunitaria, Paolo ne approfondisce la portata teologica e missionaria.
Commenti recenti