Carissimi fratelli e sorelle,
ieri sera ci siamo ritrovati qui con buona parte di voi e abbiamo celebrato la liturgia crismale con la benedizione dei santi oli. Oggi celebriamo l’ultima cena, potremmo dire la prima cena del Signore.
Per il Signore Gesù il tempo è oramai compiuto, mancano pochissimi giorni alla sua morte e Gesù, umanamente parlando, potrebbe anche fare un bilancio. È il bilancio di un fallimento su tutti i fronti: i discepoli lo abbandonano, Giuda lo tradisce, Pietro lo rinnega e il popolo preferisce Barabba a Lui.
Attorno a Gesù e la sua missione pubblica, sembra essersi fatta terra bruciata; umanamente si potrebbe dire che Gesù ha fallito in tutto. Eppure, Egli ribalta ogni prospettiva. Cosa celebriamo, cosa ricordiamo oggi? Ricordiamo due gesti inauditi del Signore che rivelano il suo amore e la parte migliore di tutta la sua esistenza.
Alla vigilia della sua morte, Gesù non traccia un bilancio di fallimento, ma alza la posta, dà il meglio di sé. Per il Signore è così, il meglio ce lo dona alla fine. Noi, generalmente, in situazioni simili, siamo tentati di gettare la spugna, di dire “non ne vale la pena, lascia perdere tutto”.
Invece lui fa esattamente l’opposto. Il primo gesto che Gesù compie è il gesto dello schiavo, del lavare i piedi ai suoi discepoli. C’è la premessa nel Vangelo che abbiamo ascoltato, dice l’evangelista: “Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, che da Dio veniva e a Dio ritornava…”, ecco, e poi compie il gesto della lavanda.
Il Padre che gli ha dato tutto, che cosa vuol dire questo “tutto”? Cosa si ritrova Gesù alla fine con questo “tutto”? Mi piace immaginare questa scena: Gesù alla fine si ritrova i nostri piedi tra le mani. Questo gli è rimasto: prendere i nostri piedi, lavarli, asciugarli, quasi accarezzarli.
I piedi come metafora, come simbolo di tutte le ferite, di tutti gli smarrimenti, di tutti i dolori, di tutti i nostri scoraggiamenti, di tutte le nostre paure. Piedi feriti dalla vita, dai sentieri percorsi, smarriti. Ecco, Gesù alla fine si ritrova tra le mani i nostri piedi e li lava e li accarezza e li asciuga, come fa uno schiavo, un servo.
La lavanda dei piedi che Gesù compie, poi, non è per coloro che hanno i piedi puliti. È per coloro che hanno i piedi compromessi; addirittura, mi piace immaginare che si mette a indugiare in maniera particolare sui piedi di Giuda. Pur sapendo quello che succederà di lì a poco, Egli lo fa, perché questo è l’amore di Dio: sovrabbondanza di amore proprio dove c’è l’abisso dello smarrimento, sovrabbondanza di consolazione dove c’è l’abisso dello scoraggiamento.
La lavanda dei piedi non è per i perfetti, per i puliti, è per i feriti dalla vita e dalle circostanze. È un gesto che depotenzia l’immagine di un Dio distante e che mostra, invece, un Dio che si fa servo e che si china sulle ferite dell’umanità. Ieri come oggi, assistiamo brutalmente a nazioni e popoli messi in ginocchio, schiacciati dal dolore, dal fallimento, dalle guerre e dalla prepotenza. Questo gesto restituisce loro dignità.
Dio, atterrito da tanta sofferenza, si inginocchia davanti agli inginocchiati dell’esistenza. Il Vangelo, l’azione e l’amore di Dio è appunto per gli schiantati dalla vita.
È difficile accettare questo amore incondizionato e gratuito, è difficile farsi lavare i piedi dal Signore. Pietro, stasera, rappresenta le nostre resistenze dicendo: “Signore, tu lavi i piedi a me? Semmai, sono io che devo lavarli a te”. È lo stesso approccio che abbiamo nella vita spirituale: pensiamo di dover fare noi il primo passo, di dover meritare l’azione di Dio. Invece Gesù cosa dice a Pietro e a ciascuno di noi di fronte alla nostra riluttanza ad arrenderci?
Pietro, se non ti lavo i piedi, non avrai parte con me, cioè non comprenderai mai cosa significa credere veramente in me. La lavanda dei piedi è arrendersi, lasciarsi amare dal Signore e permettergli di operare in noi. Lo so, togliere la scarpa e porgere il piede a Gesù dicendo “lavami” è difficile. Eppure, è proprio di questo che abbiamo fame e sete. In fondo, nelle nostre giornate frenetiche e stanche, tra frustrazioni e impegni che ci consumano, tutti desideriamo avere qualcuno che ci lavi i piedi. E spesso, dopo aver lavato i piedi agli altri tutto il giorno, arriviamo a sera sfiancati e svuotati, con un bisogno assoluto di ricevere lo stesso trattamento, lo stesso amore.
Esteriormente è difficile capire come interviene il Signore, ma la nostra fede è arrendersi interiormente a Lui affinché Egli compia la sua opera in noi. Allora Pietro si arrende: “Signore, pur di stare con te, lavami tutto!”.
Questo è il primo gesto inaudito che compie il Signore. Quando fra poco laveremo i piedi di alcuni nostri fratelli e sorelle, vi chiedo di immaginare che il Signore si mette in ginocchio davanti a voi e dice: dammi il tuo piede, arrenditi a me. Vi suggerisco di compiere questo gesto interiore di resa nelle sue mani.
Nella stessa sera, Gesù ci ha fatto dono dell’Eucaristia. San Paolo, nella seconda lettura, ribadisce di aver trasmesso ciò che ha ricevuto: il Signore, infatti, prese il pane e il vino, compiendo il gesto che ricordiamo ogni volta che diciamo: “Ecco l’Agnello di Dio”. Come l’agnello ci nutre di lana e di latte e, quando gli togli la vita, anche di carne, così fa il Signore Gesù nell’Eucaristia: si dona completamente a noi come vero nutrimento; dona la propria vita perché l’uomo abbia vita, e una vita aperta all’eternità. Questa consapevolezza ci aiuta a vivere bene il presente, a non sprecare la vita in cose futili ma a spenderla pienamente donandosi agli altri, con la certezza che la vera pienezza ci attende nell’eternità.
L’Eucaristia non è il premio per i perfetti, ma “farmaco per i malati”, per tutti coloro che sentono il bisogno di guarire e di pienezza di vita.
Allora io vi dico: l’Eucaristia va consumata. Nutriamoci di Lui per non soffocare nell’esistenza. Da poveri, tendiamo le mani e riceviamo Gesù, che si dona come cibo per nutrirci e guarirci.
Carissimi, accogliamo profondamente in noi la grazia che scaturisce da questi due gesti di Gesù. Alla fine, Egli ci dice: “Avete visto quello che ho fatto? Ora fatelo anche voi”. Questo mandato ci viene consegnato solo perché Lui lo ha compiuto per primo per noi.
Il nostro mondo ha un disperato bisogno di persone capaci di inginocchiarsi davanti agli altri. In un tempo delirante di potere, la scelta di persone impotenti che lavano i piedi può disarmare. È questo il sentiero che siamo chiamati a percorrere, sulle orme del nostro Maestro.
Allora, carissimi, viviamo con fede questi due gesti meravigliosi del Signore Gesù. Arrendiamoci a Lui, riconoscendo che, senza il Suo nutrimento, non abbiamo vita in noi, la nostra esistenza è priva di senso.
Lodiamolo, ringraziamolo e adoriamolo, perché ha scelto di rimanere con noi sotto le specie del pane e del vino. Con l’Eucaristia e la lavanda dei piedi, il Signore ci ridona dignità e rialza il nostro capo, invitandoci a fare altrettanto, a ridare dignità agli altri.
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