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Cappella della Residenza Brancaccio

Matera, 26 luglio 2026

Posso fare qualche domanda? Voi, nella vostra vita, avete imparato a scegliere, giusto?

Perché, quando uno decide di metter su casa, che cosa fa? Decide di sposare l’uomo o la donna che reputa adatto. Facendo questa scelta dice: «Questo è; gli altri non li vedo». Quando uno sceglie di fare un lavoro, se trova lavoro e può scegliere, dice: «Questo è il lavoro che farò»; gli altri li mette da parte. Quando avete deciso, magari, di prendere casa, ha significato calarvi in un quartiere e dire: «Questa è la zona dove abito»; tutte le altre vie le avete messe da parte.

Tutte le cose nella vita sono questioni di scelta, che significa esclusione di altro. Scegliere una cosa significa mettere da parte il resto. Quando una persona, un ragazzo, sceglie una facoltà, generalmente dovrebbe essere così: dice «Questo è il sentiero sul quale vado» e gli altri li mette da parte. Scegliere nella vita, normalmente, è un modo di stabilire delle priorità: questo sì e questo no.

Perché dico questo? Perché, se noi non scegliamo, a un certo punto saltelli di qua e di là: questo fai, questo non fai, e alla fine non sai più né chi sei né che cosa vuoi.

C’è Rainer Maria Rilke, un poeta tedesco. Se vi capita, fatevi il favore e il regalo di leggerlo. A un certo punto dice così: «Nella vita devi imparare a scegliere. Se non lo fai tu, sarà la vita a scegliere per te, ma tu sarai un po’ più triste».

Dico questo perché il Vangelo di oggi ci presenta le situazioni di due persone che devono decidere che cosa vogliono fare della vita.

C’è uno che fa, come dire, il lavoratore a giornata: lavora nel campo di qualcuno e si imbatte in un tesoro. Deve decidere che fare. Perché, se trovi un tesoro in un campo non tuo, o lo rubi oppure fai le cose per bene. E che cosa fa lui? Pensa che quel tesoro debba essere suo; quindi mette tutto da parte, vende tutto e compra il campo. Così compra anche il tesoro. Ha fatto bingo nella vita, ha centrato la vita.

Ce n’è un altro che non è un poveraccio: fa il collezionista di perle preziose, cerca cose belle, importanti e ricercate nell’esistenza. Essere un collezionista di perle vuol dire che aveva anche un sacco di soldi. Ne trova una, una perla preziosa, e deve decidere se avere quella, che gli basta, rinunciando però a tutte le altre. Che cosa fa? Anche qui sceglie: può rinunciare a tutte le altre, ma a quella no.

Vedete, il Signore ci presenta queste due immagini rispetto al nostro cammino di fede, rispetto al Regno di Dio.

Nella vita, quante cose abbiamo fatto nel nostro cammino spirituale lungo gli anni? Tutti i sacramenti, tutte le iniziative, i pellegrinaggi, le novene, le processioni, le devozioni, il culto a un santo e poi a quell’altro. Ma alla fine uno dice: qual è la cosa più importante del cammino della fede? Perché il rischio è che noi diventiamo dei collezionisti di cose religiose.

Faccio quello, faccio parte del gruppo, poi faccio il pellegrinaggio, vado da Padre Pio… Ma, dentro la tua vita, il Signore l’hai incontrato sì o no? Perché, se il Signore non l’hai incontrato, fai tante cose e, a un certo punto, arrivi a non essere nemmeno contento e ti sembra che il Signore sia lontano.

Guarda che vivere la tua vita in maniera autentica, secondo i criteri del Regno di Dio, significa ridimensionare tutte le altre cose, metterle in secondo piano. Perché, se non vai al centro del cammino di fede, rischi di non trovare mai questa perla preziosa o questo tesoro nel campo.

E io, ve lo confesso, vedo con quanta facilità posso anche riempire la mia vita di cose religiose, ma non sentire che il Signore è veramente presente nella mia esistenza, che è veramente il fondamento della mia vita, che veramente io voglio spendere la mia vita secondo i criteri del suo Vangelo. Faccio cose, dico cose: usare un linguaggio religioso non mi costa niente.

Per cui Gesù dice: se vuoi entrare nel Regno, se vuoi sentire profondamente la vitalità del rapporto con il tuo Dio, vai al centro, al cuore delle cose. Chiediti se hai mai incontrato veramente il Signore, se lo hai mai fatto entrare profondamente e totalmente nella vita.

E io penso che tutti noi abbiamo esperienza di questo: ci sono stati dei momenti in cui, dentro di noi, abbiamo sentito che, dopo quell’incontro con il Signore, la nostra vita non avrebbe potuto mai più essere come prima. Ma il rischio è che poi torniamo sempre indietro.

Quando troviamo il Signore vivo, vivente, reale, capiamo che tutte le altre cose possono andare in secondo piano. Possiamo mettere da parte tante cose, perché non ci interessano più; ci interessa incontrare e sentire la presenza reale, viva, autentica del Signore nel quotidiano. Mi interessa questo: che, quando mi rivolgo al mio Signore, io mi senta vivo e riempito di vita. Altrimenti le pratiche religiose sono come uno scroscio di pioggia d’estate: arriva, dà una piccola rinfrescata e non cresce niente.

Ecco perché Gesù dice: «Guarda che anche il cammino di fede è questione di priorità, perché altrimenti, alla prova dei fatti della vita, non reggiamo».

Con quanta facilità potremmo sentirci addirittura come se il Signore non ci fosse, come se ci avesse abbandonati, come se la mia vita fosse inutile davanti a Lui o quello che vivo non servisse a niente. Mentre entrare nella dinamica del Regno significa veramente — io penso di non riuscire a spiegarmi bene — sentire questo rapporto vivo con il Signore.

So che mi è fedele fino alla fine, qualunque cosa mi succeda. Non mi importa raggiungere certe cose; mi importa avere Lui nella vita. Non mi importa avere determinate relazioni, determinate condizioni di vita, determinati riconoscimenti. A me importa che Lui sia presente nella mia vita, perché senza di Lui soffoco.

Mentre, se sento che Lui è presente e vivo e l’ho accolto, metto da parte, vendo tutti gli altri beni, posso rinunciare alle altre cose. Perché, guardate, a volte, se non riconosco veramente la centralità del Signore, basta che viva un fallimento, un tradimento, una delusione relazionale, una persecuzione o un malinteso: queste cose, se il Signore non è al centro, sono capaci di avvelenare l’animo e di farmi sentire che tutto ha soffocato la vita.

Chiediamo al Signore, oggi, di andare dritti al sodo nella vita, cioè di tenere Lui veramente al centro, come l’unico tesoro per il quale vale la pena mettere tutto in secondo piano.

L’altro giorno ho incontrato una persona che ha più fratelli e sorelle. I genitori sono morti e loro si sono messi a litigare tra di loro per l’eredità. Questa persona era così cattiva dentro, così imbruttita rispetto alla vita, così avvelenata, che diceva: «Preferisco morire pur di non dare soddisfazione a mio fratello». E dentro di me ho detto: «Ma tu hai capito per che cosa vale la pena veramente vivere?».

Ecco perché Gesù dice: «Guarda che il Regno di Dio è questione della perla preziosa». Sperimenti la bellezza e la grandezza del Regno se sei disposto a mettere tutto il resto in secondo piano; altrimenti rimani soffocato, altrimenti perdi il tesoro.

Venendo, invece, alla giornata di oggi, permettetemi soltanto un pensiero da rivolgervi. Per noi, in Italia, la giornata dei nonni è normalmente il 2 ottobre, giorno degli Angeli custodi. Papa Francesco, al quale non importava niente del discorso che nella Chiesa occidentale, cioè in questo emisfero, è caldo, diceva: «La Giornata dei nonni? Mica gli Angeli custodi: Gioacchino e Anna, che sono i nonni di Gesù!».

E qualcuno gli aveva detto: «Guardi che in Italia, in Occidente, è estate, la gente sta al mare. In Italia, poi, il 2 ottobre è la festa degli Angeli custodi». E lui: «Ma mica la Chiesa è in Italia: è in tutto il mondo! Per me Gioacchino e Anna».

Noi dicevamo che non riuscivamo a farla, perché a Roma dovevamo poi metterci in riga: quando lui faceva una cosa, bisognava organizzare le celebrazioni, e facevamo fatica a portare le persone alle celebrazioni, con il gran caldo e la gente al mare. Lui diceva: «Organizzatevi». E allora Papa Leone sta conservando questa data, no?

Qual è il punto? Che senso ha tutto questo? Dire, almeno una volta all’anno, a tutti: guardate che gli anziani non sono soltanto parcheggiati. Anche se per la società apparentemente non contano, perché non fruttano, perché non producono, davanti agli occhi di Dio la loro esistenza è preziosa. Perché, per Dio, la vita non è fatta così: nascita, ascesa e poi discesa.

Davanti agli occhi di Dio, l’esistenza umana è una crescita costante, perché supera i criteri della produzione e dell’utilità delle cose.

E noi, certe volte — lo dicevo l’anno scorso, quando sono venuto qui, se vi ricordate — ero venuto e avevo detto, il 19 luglio: «Le radici, se non si custodiscono, fanno seccare l’albero». Non ci dobbiamo stupire se poi gli alberi, cioè gli alberi genealogici delle nostre famiglie, si disgregano. Certo, perché le radici non le custodiamo più.

Siamo tanto deformati e impoveriti su questo, tanto impoveriti come società, perché vale solo il criterio della produzione, dell’utilità, dell’efficacia, mentre davanti agli occhi di Dio non conta l’efficacia: è l’esistenza in sé che è preziosa.

Tanto è vero che Papa Leone, nel messaggio che rivolge ai nonni, dice proprio questo ai giovani: «Andate a trovare i nonni, andate a parlare con loro. Vedrete che ridimensionerete la vita, imparerete la sapienza dell’esistenza, come dice la prima lettura. Parlate con loro: ripetono tante volte le stesse storie».

Ma imparate da quelle storie di vita, perché sono storie che hanno inciso profondamente, a volte anche con cicatrici profonde nell’anima.

Rimettiamo la nostra esistenza davanti a Dio come una realtà preziosa, di sicuro, ma dobbiamo abbracciarla anche noi come una cosa preziosa.