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Una calda assemblea, nella fredda serata del 26 marzo, si è raccolta nella Cattedrale di Irsina per una veglia di preghiera sobria ma intensa, presieduta dal vescovo Benoni Ambarus. Al centro del presbiterio issata una grande croce, posta a ricordare i 17 missionari martiri che nel 2025 hanno offerto la vita per Cristo.

Un appuntamento nato dalla memoria di Romero

La Giornata dei Missionari Martiri, istituita nel 1992 dal Movimento Giovanile Missionario, nasce per ricordare – nel giorno dell’assassinio di sant’Oscar Arnulfo Romero, ucciso il 24 marzo 1980 mentre celebrava l’Eucaristia – tutti coloro che, in ogni latitudine, continuano a morire in odio alla fede.

Quest’anno, a livello locale, la celebrazione è stata vissuta congiuntamente dalle diocesi sorelle di Matera‑Irsina e Tricarico, riunite nella Cattedrale irsinese.

Lo slogan scelto per il 2026, “Gente di primavera”, riprende il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2025. Il Pontefice ricorda che, essendo battezzati nella Pasqua del Signore – l’eterna primavera della storia – i cristiani sono chiamati a uno sguardo pieno di speranza, certi che “la morte e l’odio non sono le ultime parole”.

“Abbiamo bisogno di avvicinarci al fuoco dello Spirito che ha bruciato il cuore dei martiri: più ci accostiamo alla loro testimonianza, più qualcosa si accende anche nel nostro cuore”, il senso della celebrazione dei missionari martiri che il vescovo ha puntualizzato nell’omelia. continua a leggere