XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) – Lectio divina
Ml 3,19-20 Sal 97 2Ts 3,7-12

O Dio, principio e fine di tutte le cose,
che raduni l’umanità nel tempio vivo del tuo Figlio,
donaci di tenere salda la speranza del tuo regno,
perché perseverando nella fede
possiamo gustare la pienezza della vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Dal libro del profeta Malachìa Ml 3,19-20
Sorgerà per voi il sole di giustizia.
Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno.
Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio.
Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.
Il «giorno del Signore», tempo di rinascita
Il brano liturgico rappresenta il culmine del Libro di Malachia, un profeta vissuto tra il VI e il V secolo a.C., in un’epoca di grande disillusione religiosa. Dopo il ritorno dall’esilio babilonese e la ricostruzione del tempio, il popolo si aspettava una rapida restaurazione della gloria d’Israele. Invece, la realtà appariva deludente: la vita cultuale era divenuta abitudine, i sacerdoti infedeli, la giustizia sociale compromessa. La fede, logorata dall’attesa frustrata, si era raffreddata: «È inutile servire Dio» (Ml 3,14) dicono molti, vedendo prosperare i malvagi e soffrire i giusti.
È in questo clima di scetticismo religioso che Malachia annuncia “il giorno del Signore”, un’immagine che percorre tutta la profezia biblica ma qui assume un’intensità nuova. Il profeta non descrive un evento cronologico, ma una crisi decisiva — parola che in ebraico richiama il giudizio e la separazione. Quel giorno sarà “come un forno” per chi si è indurito nell’empietà: la fiamma non distrugge per vendetta, ma rivela e purifica. Per i giusti invece, «sorgerà il sole di giustizia», figura luminosa del Messia che porta guarigione e salvezza. La stessa realtà — il fuoco di Dio — sarà giudizio o guarigione, secondo la disposizione del cuore.
L’annuncio di Malachia non mira a incutere paura, ma a riaccendere la speranza. Il profeta invita a “ricordare la Legge di Mosè” (3,22) e ad attendere il ritorno di Elia (3,23), ossia a ritrovare la memoria dell’Alleanza e la fiducia nel futuro di Dio. Per chi attraversa una crisi di fede, il testo offre un messaggio essenziale: la storia non è abbandonata al caos, e il tempo dell’apparente silenzio di Dio è il crogiolo in cui si misura la fedeltà. La giustizia di Dio, anche se tarda, non viene meno; essa sorgerà come sole che risana le ferite di chi persevera nel timore del suo nome.
In prospettiva cristiana, la tradizione ha visto in questo “sole di giustizia” Cristo stesso (cfr. Lc 1,78), la luce che illumina chi siede nelle tenebre. Così il messaggio di Malachia attraversa i secoli come invito a sperare anche quando la fede sembra declinare: il giorno del Signore non è minaccia, ma promessa di rinascita per chi rimane fedele nel crepuscolo.
Salmo responsoriale Sal 97
Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.
Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.
Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési 2Ts 3,7-12
Chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi.
Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.
Lavorare e benedire
Dopo aver messo in guardia dai falsi profeti e maestri e invitato a non seguire il loro insegnamento, Paolo stigmatizza l’atteggiamento di chi vive alle spalle degli altri. Molto probabilmente non si tratta di altre persone ma degli avversari denunciati prima, i quali traviano gli altri non solo con i discorsi ma anche con i fatti. I falsi missionari del vangelo sono quelli che amano solo parlare senza faticare. I nulla facenti denunciano sé stessi. A questi tali Paolo oppone invece il suo esempio di lavoratore e di evangelizzatore. Non si vanta per disprezzare gli altri ma presenta due modi di vivere il Vangelo e la missione. Il lavoro è una benedizione di Dio e al tempo stesso è la forma con la quale l’uomo Lo benedice, ovvero testimonia il fatto che il Signore non sfrutta la sua posizione dominante per servirsi dell’uomo ma si coinvolge in tutte le sue attività per orientarle al bene più grande della comunione. Il lavoro, come la missione, è partecipazione all’opera di Dio per la quale tutto viene ordinato alla Carità. Tutto passa, solo l’Amore resta, tutto finisce solo la Carità rimane per sempre. L’amore di Dio è, dunque, origine, fondamento e fine di ogni cosa.
Monizione introduttiva al Vangelo
Gesù annuncia la distruzione del tempio di Gerusalemme e prepara i discepoli a vivere i tempi difficili con fede perseverante. Il linguaggio apocalittico non intende predire la fine del mondo, ma rivelare il senso della storia alla luce del disegno salvifico di Dio. Tutto ciò che appare stabile è destinato a crollare, ma la Parola del Signore rimane per sempre. Le crisi, personali o collettive, diventano il luogo dove la fede si purifica e la speranza si rafforza. La perseveranza, più che l’efficienza o la forza, è la virtù del discepolo che rimane saldo nel Signore e nella carità. Il giorno del Signore non è un evento futuro da temere, ma la presenza salvifica di Cristo che, attraversando la croce, inaugura un mondo nuovo. Nel cambiamento d’epoca che viviamo, la fede cristiana è chiamata a testimoniare la pace, la mitezza e la verità, non cedendo alla paura ma rimanendo vigilante nella speranza. La prospettiva evangelica ribalta la logica del catastrofismo: non il crollo delle strutture, ma la fedeltà del cuore è ciò che salva. La perseveranza diventa la forma concreta della speranza cristiana nel tempo del cambiamento.
Dal Vangelo secondo Luca Lc 21,5-19
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Parole chiave del Vangelo
Tempio (ναός) – simbolo di ciò che l’uomo costruisce e considera stabile, ma che è destinato a cadere.
Segni (σημεῖα) – non presagi magici, ma inviti al discernimento spirituale.
Non lasciatevi ingannare – monito contro le false sicurezze religiose o politiche.
Testimonianza (μαρτύριον) – la fede si manifesta non nelle predizioni ma nella fedeltà quotidiana.
Parola e sapienza – dono dello Spirito che guida il discepolo nella verità.
Perseveranza (ὑπομονή) – resistenza fiduciosa che conduce alla salvezza.
Riferimenti biblici per la «scrutatio»
Mal 3,19-20 – “Sorgerà per voi il sole di giustizia”: la purificazione del male e la rinascita nella luce di Dio.
Dn 12,1-3 – rivelazione apocalittica: la prova prepara alla vita eterna.
Mt 24,1-13; Mc 13,1-13 – discorsi paralleli sull’“inizio dei dolori”.
Rm 8,18-25 – “Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura.”
Ap 21,1-5 – “Ecco, io faccio nuove tutte le cose.”
1Pt 1,6-9 – “La vostra fede, messa alla prova, torni a vostra lode e gloria.”
2Ts 3,7-12 – perseverare nel lavoro e nella responsabilità quotidiana come testimonianza evangelica.
Commenti dei Padri della Chiesa
Origene, Commento a Matteo 24: “Il tempio che cade è figura del cuore umano che deve essere purificato perché Dio vi abiti come in un santuario nuovo.”
Sant’Agostino, Sermones 113: “Il Signore non ci ha promesso che non avremmo sofferto, ma che nella sofferenza non saremo mai soli.”
San Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo 75: “Le guerre e le persecuzioni non sono la fine, ma il campo dove il discepolo impara la pazienza e manifesta la verità.”
San Gregorio Magno, Moralia in Iob 35: “Il giusto, nel subire la prova, riceve parola di sapienza perché la fede cresce solo nel fuoco della tribolazione.”
Ambrogio, Expositio Evangelii secundum Lucam X: “Non la grandezza del tempio salva, ma la perseveranza nel nome di Cristo.”
Lectio
Cambiamento d’epoca
La pagina del vangelo si apre con la profezia della fine del tempio. L’annuncio fatto da Gesù suscita stupore e curiosità circa i tempi e i segni che riveleranno il compimento di quell’evento drammatico e gli viene chiesto di circostanziare la sua profezia. Se ci fermassimo ad una prima lettura delle parole del Maestro potremmo pensare che egli stia predicendo la distruzione del tempio, avvenuta nel 70 d. C.; tuttavia, la risposta di Gesù rivela il fatto che egli si pone su un piano diverso da quello semplicemente storico. Il suo punto di vista è quello del Dio giusto che fa giustizia. Il linguaggio di genere apocalittico vuole rivelare il senso della storia, spesso caratterizzata dalla “follia” del male, al fine di infondere coraggio, serenità e pace in coloro che assistono e sono coinvolti nei travagli della storia dell’uomo. Il linguaggio apocalittico non ha lo scopo di anticipare i fatti ultimi futuri ma ha il compito di interpretare “il qui” e “l’oggi” alla luce del mistero di Dio, cioè del suo progetto d’amore fedele per l’uomo e per ogni sua creatura. Ogni cosa porta in sé il suo limite e il tempo della sua conclusione. Anche le realtà più imponenti e solide, che sembrano imperiture o che si illudono di essere eterne, sono destinate a finire: è la legge della storia, è la norma del tempo a cui tutto è sottoposto! Ci sono circostanze drammatiche e dolorose che rivelano ciò che è nella natura delle cose. Guerre, rivoluzioni, conflitti, terremoti, carestie e pestilenze, sono fenomeni che costantemente si verificano nella storia abitata dal male e che caratterizza il limite del mondo creato. Il mistero del male si manifesta nel caos dell’ingiustizia perpetrata da chi vuole prevaricare sugli altri. La follia del potere di possedere esercita una forza distruttiva, sicché chi la impone, da una parte, rivela il suo limite, dall’altro benché possa apparire il contrario, decreta la sua distruzione e la sua fine irrimediabile. Come la natura, così anche l’uomo è capace di fare il male perché è in attesa di essere liberato dalla schiavitù del peccato dell’orgoglio che porta alla prevaricazione. L’attesa del mondo, e dell’uomo che lo abita, anela alla liberazione, che solo Dio può attuare. Questa liberazione dal male realizza la giustizia del Dio giusto e santo. Egli si fa piccolo, vive in tutto il limite dell’uomo e della natura fino alla morte. La sua risurrezione è inizio di una nuova creazione e di una nuova vita in cui l’attesa è compiuta, Dio è tutto in tutti, e tutti sono l’uno per l’altro. La vita nuova è il bene, è l’amore che non porta a sopraffare l’altro riducendolo a sé con la forza possessiva della violenza, ma spinge a mettersi al servizio dell’altro promuovendone la vita e la dignità. Il giorno del Signore, che il profeta Malachia descrive rovente come un forno, è la Pasqua di Gesù Cristo, che soffre, muore e risorge. Nella Pasqua, Cristo distrugge la morte e inaugura il Regno di Dio, il modo nuovo di vivere, con Cristo, per Cristo e in Cristo. Il giudizio di Dio è nella sua parola che ha la forza di distruggere fino alla radice il male e inibire la prolificazione, ma ha anche il potere di far crescere e fruttificare il bene. Il male appare affascinante e ha un potere seduttivo che mortifica le persone svuotandole di dignità e di umanità. Non è Dio che distrugge l’uomo ma è il male, dentro di lui, a mortificarlo. Sottoporsi al giudizio di Dio è l’unico modo per essere liberati dal male. Chi si allontana da Dio, chiudendo il suo cuore all’ascolto della Parola, muore, chi invece si pone alla sua presenza e si espone ai suoi raggi benefici come quelli del sole, cresce forte e fruttifica. La morte di Gesù, dunque, non è più l’ultimo atto di un dramma la cui fine era già stata decretata, ma la penultima parola, comunque necessaria, per pronunciare quella definitiva: Carità (vita, comunione, gioia …). Il discepolo credente in Gesù si lascia illuminare dalla speranza che attende, e che l’attende, dal Cristo crocifisso e risorto, Colui che è Principio e Fine di tutte le cose, Colui per il quale tutta la creazione esiste e sussiste.
Come vive il discepolo di Gesù in mezzo a tante contraddizioni e lotte, dentro e fuori di lui? C’è chi, servo del male, specula sui drammi della povertà e la sofferenza. Facendo leva sulla paura qualcuno si propone come salvatore e redentore per legare a sé in un rapporto di dipendenza materiale o psicologica coloro che si lasciano irretire. Altri ancora, facendosi forti di una certa autorità, usano violenza fisica e psicologica per imporre il silenzio. Il male, la cui forza è la paura e la violenza, altro non è che il tentativo di contrapporsi a Dio per estrometterlo dall’orizzonte esistenziale dell’uomo e della creazione tutta. La paura o l’agitazione per il futuro, che appare denso d’incognite e minaccioso, nascono da un cuore refrattario alla Parola di Dio. L’esortazione di Paolo ai Tessalonicesi è un invito alla conversione offrendo sé stesso come modello di credente che si prepara al giorno del Signore impegnandosi nel lavoro quotidiano. Chi ascolta con costanza la Parola di Dio, chi coltiva con assiduità l’amicizia con Gesù e con fiducia si lascia guidare da lui, impara a distinguere colui che è fonte e utilizzatore del male da chi annuncia e dona la vera vita e, con essa, la gioia e la serenità. Non viene da Dio, né è da lui ispirato, il catastrofista e il negativo che alimenta ansia e diffidenza. Il discepolo di Gesù nella prova riconosce che il suo Maestro gli è vicino; la prova diventa la situazione ottimale per accrescere l’amore verso di lui che, trovando maggior spazio nel suo cuore, dona coraggio e sapienza contro ogni avversario. Gesù si rivela non come un semplice maestro di vita o un profeta di cose future, ma come il vero Salvatore, l’autentico Liberatore e Redentore. Con Gesù attraversiamo la prova nella quale siamo a volte spogliati di tutto. Nella prova tutto si rivela nella sua precarietà e nei suoi limiti, persino gli affetti umani più cari; tuttavia, non viene meno la carità di Dio, l’amore fedele del Signore. Lui è forza per attraversare ogni crisi, persino quella della morte, per lasciarci rivestire da Lui della gloria che non svanisce, della bellezza che non si corrompe e della vita che non muore più.
Meditatio
Vivere il cambiamento d’epoca
Gesù, come già aveva profetizzato Geremia, annuncia la distruzione del tempio. Il tempio nella storia ha subito tante trasformazioni quante sono state le crisi che l’hanno ferito. Le vicende del tempio narrano anche le vicissitudini d’Israele che nella sua storia annovera pesanti sconfitte ma anche molti interventi divini per salvarlo. Gesù, da vero profeta, rivela che nel dramma dell’uomo si consuma anche quello di Dio. Infatti, il Signore non è un avventore distante rispetto alle vicende dell’uomo, ma ne è pienamente partecipe perché lo ama di un amore fedele ed eterno e, in quanto tale, si unisce a lui per sempre.
La distruzione del tempio è profezia della morte di Gesù culmine dell’amore di Dio che non ha risparmiato suo Figlio, ma lo ha dato per tutti noi.
Gesù non sta rivelando nulla di misterioso, ma sta affermando un dato di fatto, diremmo una costante di questo mondo. Il prodotto dell’opera dell’uomo, fosse anche bellissimo, è destinato a finire, a consumarsi. Non serve sapere quando questo avverrà e quale segno avvertirà dell’arrivo dell’ora perché ogni momento della vita è il tempo propizio per cambiare, rinnegare l’empietà e professare la propria fede con i fatti. Il mondo vecchio basato sull’apparire, il possedere, l’accumulare porta in sé la data di scadenza.
Non è certamente esaltante la prospettiva che Gesù offre ai suoi discepoli. D’altronde se si guarda alla vita con realismo notiamo che lo scenario prospettato dal Maestro non è distante dalle vicende che viviamo quotidianamente perché la storia degli uomini è solcata dai graffi della violenza. Essa assume la forma della persecuzione, allorquando l’obbiettivo ultimo degli attacchi è Gesù stesso. Fatto segno di ogni tipo di abuso di potere, condivide la sofferenza con tutti i perseguitati per la giustizia e la pace. Gesù assicura la sua vigile presenza accanto a chi soffre per il fatto di appartenergli e di servirlo.
Il vero profeta è colui che, messo a tacere con la violenza, comunque diviene il portavoce di Dio con la sua vita capace di superare ogni barriera. Non è lui che parla, ma è lo Spirito che parla in lui. La parola di sapienza è elargita con la benevolenza, la mitezza e la magnanimità, caratteristiche proprie del nome di Dio. Se è vero che la fede non è una polizza assicurativa, tuttavia è altrettanto certo che è più affidabile la promessa di Dio piuttosto che le lusinghe o le minacce degli uomini. Più che combattere per convincere, Gesù chiede di resistere alle provocazioni con la forza della mitezza in nome, non della vendetta, ma del desiderio di far conoscere a tutti la bontà di Dio.
Il giorno del Signore è nel presente: ora è il tempo del cambiamento e della trasformazione, oggi è il tempo del crollo delle false utopie, delle profezie menzognere, delle strutture di potere a danno dei più deboli. È il tempo in cui è offerta la possibilità di ricominciare a vivere non inseguendo il trend del momento, ma partecipando con Gesù alla sua morte per rivivere con Lui nella vita eterna.
A coloro che apprezzano e lodano la mano dell’uomo capace di fare opere d’arte, ma anche di causare gravi disastri, Gesù sembra indicare la mano invisibile di Dio, che abbatte i superbi, distrugge le loro fragili opere e rialza i poveri per farli sedere sul suo trono glorioso. La mano di Dio si riconosce nella bellezza di chi si lascia edificare dal Signore come sua dimora. Chi vive il presente, anche se difficile e doloroso, lasciandosi confortare, corroborare e sostenere dalla speranza, genera il suo futuro rimanendo fedele a Dio e perseverando nella carità fraterna. Così facendo vive nell’oggi la primizia della beatitudine del domani.
Per narrare la propria esperienza di fede
- Quali “crolli” o cambiamenti nella mia vita hanno messo alla prova la mia fiducia in Dio e mi hanno spinto a cercare un fondamento più solido nella fede?
- In che modo ho sperimentato che la perseveranza, anche nelle prove, diventa il luogo dove Dio dona forza e sapienza?
- Dove vedo oggi, nella mia comunità o nel mondo, segni di rinascita e di speranza che testimoniano la presenza del Signore nel mezzo delle crisi?
Oratio
Signore del tempo e della storia,
quando tutto crolla e passa,
tu rimani, Luce che non conosce tramonto.
Nel fumo delle guerre, nel silenzio delle città ferite,
donaci occhi limpidi per scorgere
il Sole di giustizia che sorge nel cuore dell’uomo.
Tu, Parola che non inganna,
rendici vigilanti nel discernere la verità dalla falsità,
perché non seguiamo chi grida e si agita,
ma chi nel silenzio serve con amore.
Insegnaci la sapienza mite del Vangelo,
che giudica il mondo non per distruggere,
ma per generare vita e misericordia.
Nel fuoco delle prove,
quando la paura soffoca la fiducia
e la solitudine fa tremare la fede,
ricordaci che tu sei accanto a ciascun sofferente,
profeta silenzioso e fratello crocifisso.
Soffia in noi il tuo Spirito di fortezza,
perché la perseveranza della speranza
sostenga la nostra preghiera quotidiana.
Dio di ogni alba e di ogni tramonto,
fa’ che lavoriamo in pace e benediciamo con le mani,
custodi della terra e artigiani di comunione.
Rialza i poveri, consola gli oppressi,
illumina i nostri passi incerti
finché ogni opera, trasfigurata nel tuo amore,
sia pietra che edifica il tempio vivo della tua gloria.
Amen.

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